Con la
Pistoia-Abetone il campionato
IUTA é giunto alla sesta prova
toccando i due terzi della sua durata.
Proprio in questa gara che é considerata tra le piú
dure, tanto
d’assegnare il titolo italiano
IUTA di corsa in salita, la nostra
societá si é presentata con nove atleti, ovvero la partecipazione piú
alta, fino ad ora, in una gara di ultramaratona.
E tanto per mettere in pratica il detto:
"O stronca il verme o ammazza la creatura",
Francesco Simone e
Massimo Di Florido
hanno scelto questa corsa per fare il loro esordio assoluto nell’ultramaratona,
mentre Stefano Nanu, prima volta alla Pistoia-Abetone, è alla sua
terza presenza.
Gli altri erano Adalberto,
Alberto Panettieri e
Angelo Fiorini, tutti
e tre alla seconda esperienza in questa gara, poi Emilio Bocchini
alla quinta e il sottoscritto che "timbrava il cartellino" per la settima
volta.
Francesco, Massimo, Stefano, Adalberto, Alberto, Angelo, Emilio e
Gianni, ma sono otto e il nono chi é vi chiederete? Un pó di
pazienza, piú avanti lo scoprirete.
La mattina della gara, cosí come tutti temevano, il clima é rovente!
Credetemi un caldo infernale, nel corso della gara la temperatura ha
raggiunto i 36° ma l’umiditá assassina ne ha dilatato gli effetti
facendone percepire anche di piú, a questo aggiungete lo sforzo della
gara e il quadro é abbastanza chiaro.
In situazioni del genere é importante saper bere, nel senso che
bisogna sempre anticipare i momenti di sete per evitare la
disidratazione, prendere i sali in modo oculato per evitare
esagerazioni che portano a fenomeni di nausea e dissenteria, e
bagnarsi spesso tramite le spugne.
L’obiettivo di tutti noi era quello di contribuire al consolidamento
del secondo posto nella classifica del campionato e magari rosicchiare
qualche chilometro ai Runners di Bergamo
che sono al comando.
Alle sette e trenta precisi la partenza, e dopo i primi
sei chilometri in piano che portano fuori
Pistoia si affronta la prima salita lunga
10 km con pendenze che arrivano anche al 10%;
giunti alle Piastre
(primo traguardo) i successivi sei chilometri sono in leggera
discesa,
quindi un nuovo tratto in salita fino al 29°
chilometro, quindi una discesa ripida fino a San Marcello Pistoiese (secondo traguardo)
e ancora discesa questa volta mozzafiato con pendenze anche del
10\11 %; dal 36 chilometro fino alla fine
salita, solo salita con il tratto piú
duro (11%) di cinque chilometri da
Pianosinatico alle Regine.
Su questo percorso ci siamo cimentati, e ognuno di noi ha dato il
massimo per arrivare in cima perché concluderla é sempre e comunque un
successo.
Francesco Simone chiude con lo splendido tempo di
5h20’ seguito da
Stefano Nanu con 5h30’; entrambi hanno fatto una gran gara, il primo
evidenziando una sua naturale attitudine a queste gare e il secondo
confermando quanto espresso alla 50 di Romagna
e alla sei ore di Seregno.
Io chiudevo a 5H54’ al
21° posto tra i veterani, con
6h01’ e 6h02’
giungevano all’Abetone Adalberto ed Emilio (23° tra i veterani); dopo
6H24’ Alberto che migliorava di quasi 30’ il tempo dell’anno scorso;
con 6H28’ concludeva Massimo e poco dopo Angelo che nonostante fosse
incappato in una giornata poco propizia, pur di non privare la squadra
del suo punteggio stringeva i denti e con tanta volontà finiva anche
questa gara (quinta ultramaratona in tre mesi e mezzo!) che, tra
l’altro, dovrebbe portarlo al nono posto nell’individuale IUTA.
Alle 13.58 lo speaker, messo al corrente dal buon Alberto Panettieri
annunciava:
"Signori attenzione sta arrivando al traguardo un’atleta che solo due
mesi e mezzo fa ha avuto un grave incidente che aveva messo in dubbio
il suo futuro di podista, Francesco Accarino
della Villa de Sanctis Roma."
Si avete letto bene, proprio Francesco.
Il mercoledí prima della gara
si é iscritto assicurandoci che avrebbe provato a raggiungere il primo
traguardo, ma noi siamo convinti che fin dall’inizio aveva giá deciso
di provare a farla tutta.
Al suo arrivo la commozione e le lacrime
hanno avuto il netto sopravvento sullo stupore e tra abbracci e
rimproveri per la "pazzia" compiuta, Francesco forniva un altro
esempio di quanto la volontá possa fare, contro tutto o quasi.
Sicuramente ha rischiato tantissimo, é stata una pazzia, ma lui aveva
bisogno di una prova del genere, per rifarsi sul destino, per provare
se poteva ancora affrontare le gare, soprattutto per riappropriarsi di
una parte della sua vita che aveva paura di aver perso.
Metabolizzata la commozione per l’impresa di Francesco siamo passati
alla "cassa" perché si sono vinti i seguenti premi: Francesco Simone,
Emilio ed io un bel prosciutto; Massimo, Stefano e Alberto un salame;
come squadra una coppa che ha preso per noi
Giorgio Garello (noi
eravamo giá andati via altrimenti perdevamo l’autobus per il rientro a
Pistoia).
Tra le tante cose che ancora potrei raccontarvi ne ho scelte due credo
significative: la prima é che anche nel mondo delle ultra s’inizia a
parlare un pochino di Villa de Sanctis, non tanto per i risultati ma
soprattutto per l’i mmagine di una bella societá che fino ad ora siamo
riusciti a dare; la seconda é una cosa che ricorderó sempre con
commozione: arrivati a Pistoia dopo la gara sono stato il primo a
scendere dall’autobus e avviarmi verso l’albergo dove erano
parcheggiate le auto.
A un certo punto mi sono girato, non so neanche
perché, e ho visto i miei compagni d’avventura che avanzavano chi
stanco, chi zoppicando, chi sottobraccio ad un altro ma tutti con il
sorriso e con gli occhi che esprimevano la contentezza di essere lí in
quel momento con gli altri, contenti di condividere un obiettivo e le
inevitabili fatiche per tentare di raggiungerlo tutti insieme.
E ho visto una squadra!
Non so se sará una grande squadra, ma so che é giá
una gran bella squadra!