Venerdí 19\5 Angelo Fiorini,
Emilio Bocchini ed io siamo partiti per la quinta gara
del campionato IUTA: il traguardo di
Barbotto situato al km 85 della mitica gara
"Nove Colli Rrunning"
di ben 202 km.
Questa gara é considerata dall’organismo internazionale
IAU la seconda piú dura al
mondo dopo la Sparta-Atene, ma i francesi ed i tedeschi
che oltre ad essere appassionati di ultra sono storicamente tra i piú forti, la considerano la piú dura.
Si snoda, come indica il nome, su nove colli ma forse si spiega meglio con queste cifre:
· 90 km di salita
· 78 km di discesa
· 34 km di piano
· 3220 km di dislivello positivo
ed altrettanti negativi
· 7% di pendenza media
· 19 % di pendenza massima
La IUTA quest’anno ha deciso che una gara del campionato sarebbe stata questa
limitatamente al traguardo di Barbotto, quarto colle posto a 85 km dalla partenza.
Noi che venivamo da una serie di gare faticose e, soprattutto dalla sei ore di
Seregno corsa il sabato prima l’abbiamo romanamente battezzata
"Ber…botto" forse per
esorcizzare in modo ironico una giustificata apprensione.
Il sabato mattina dopo la colazione i podisti, quasi tutti concentrati nello stesso
albergo, sono trasferiti presso la zona di partenza posta vicino al porticciolo-museo di
Cesenatico e alla sala consiliare del comune, luogo della presentazione e del benvenuto
del sindaco.
Intanto il tempo passa e con l’approssimarsi della partenza sale la tensione
come é ovvio che sia, ma questa volta si percepisce che é qualcosa di diverso; podisti affermati ed
altri avvezzi a gare del genere sono tesi, il viso preoccupato, silenziosi.
A conferma di questo un episodio particolare: raggruppati alla partenza,
dopo le foto di rito arriva un prete che recita una
preghiera, poi il Padrenostro, ed infine ci
benedice.
Angelo, Emilio ed io ci guardiamo stupiti e un pó preoccupati, Angelo mi chiede
se mi era mai capitato nelle altre corse e gli rispondo di no, Emilio mi chiede:
- A Giá ma che vordí?
- Non lo so, ma a scanso di equivoci oltre a segnarmi, mi tocco!!
Risate, non solo nostre ma anche di chi ci sta vicino, e sono contento di essere
riuscito ad allentare la tensione.
Inizia il conto alla rovescia, un abbraccio con Angelo ed Emilio e finalmente
alle 12 in punto si parte.
Una caratteristica di questa gara consiste che i primi
21 km vanno corsi tutti insieme e
comunque dietro la macchina del presidente di giuria, in due ore.
Credo per evitare ai podisti problemi con il traffico (si deve attraversare
la statale adriatica e tutta Cesena).
Angelo ed Emilio procedono insieme nella seconda parte del gruppo a una trentina di
metri da me che sono affiancato a Giorgio Garello e
Antonio Mazzeo che ci spiega un pó
le difficoltá cui andremo incontro, soprattutto a Giorgio che é partito per farla tutta.
Io ho mandato un sacchetto con della roba al traguardo di Barbotto ed un altro
al ristoro situato al 116 km.
L’intenzione, una volta raggiunto Barbotto, é di provare a fare
120\130 km, non di piú, la
Pistoia-Abetone (sesta gara di campionato)
é tra un mese e credo che non sarebbe semplice recuperare.
Questo primo tratto serve comunque per scaldare le gambe ed entrare gradatamente in
gara.
Ovviamente fa caldo anche se tutti sperano che alcune nubi lontane vengano a
velare il sole.
Dopo i 21 km, usciti da Cesena si giunge ad un ampio spazio attrezzato
dove é posto un signor ristoro e dove avverrá la seconda partenza.
Al secondo via i piú partono a razzo mentre Emilio ed io avanziamo tranquilli
insieme, Angelo poiché é la prima volta che supera i 60 km decide di andare un pó piú tranquillo.
Subito inizia la salita e dopo 40 minuti,
pensando di aver superato il primo colle,
rimaniamo di stucco trovando il cartello che indica l’inizio del
primo colle il Polenta lungo
8 km con una pendenza media del 3,5% e quella
massima del 13%.
Allegria, sará veramente dura anche perché il caldo é continuo
e non accenna a diminuire.
Il secondo colle,
Pieve di Rivoschio, é lungo anche lui
8 km. con pendenza media del 4,74% e
massima del 9%.
Da mettere in rilievo che oltre ai ristori, una macchina
dell’organizzazione fa continuamente avanti e indietro rifornendo di acqua tutti coloro che
ne hanno bisogno.
Nel frattempo con Emilio ci riforniamo di coca cola ed acqua fredda in un piccolo
bar posto intorno al 46 km, e lí ci supera un francese che alla fine sarà il
5° assoluto al traguardo di Cesenatico.
Proprio qui, dopo questa breve sosta, Emilio aumenta leggermente il ritmo e
pian pianino se ne va.
Io mantengo il passo, e continuo a salire con lo stesso ritmo.
Nel frattempo si é alzato il vento che procurerá danni a parecchi podisti,
perché asciugando il sudore altera la percezione del caldo e molti diminuiscono di bere e bagnarsi con il
risultato di andare incontro agli inconvenienti della disidratazione.
Discesa vertiginosa con curve anche a gomito, ed ecco il
Ciola terzo colle lungo sei km.
con 5,52% di pendenza media e
11% di pendenza massima.
Il vento si é fatto forte e la
temperatura sta iniziando a calare.
Siamo al 57 km e qui avviene la svolta della gara,
almeno per me.
In rapida successione raggiungo prima
Roberto Trabucchi che ha
problemi di pressione e poco dopo si fermerá; poi distanziati di circa 250 metri l’uno
dall’altro Zucchinali e Borella tutti e tre dei
Runners di Bergamo ed in lizza per il
Grand Prix Iuta.
Piccola valutazione e decido che fare 120\130 km non ha nessuna importanza, mentre
devo provare ad arrivare a Barbotto con il miglior tempo possibile.
Quindi rompo gli indugi ed inizio un’altra gara ad una velocitá nettamente
superiore, forse toppo alta ma ci devo provare, mancano solo un ventisei\ventisette km.
Supero il Ciola e mi getto giú in discesa
al massimo di quanto mi consentono le gambe ormai dolenti, e le energie rimanenti che devo gestire fino alla fine.
Verso Mercato Saraceno
intorno al 73 km intravedo Emilio che avanza, in discesa,
camminando e barcollando un po’.
Mi prende un moto di preoccupazione, penso che stia
male, aumento la velocitá per raggiungerlo il piú presto possibile e sincerarmi delle sue
condizioni.
- Emilio che hai? Stai male?
- No Gianni tutto bene, ho solo fame, ho finito tutte le energie e non ho
piú niente da mangiare.
- Ma un chilometro indietro c’era un ristoro, non hai mangiato?
- Non ho mangiato?!? L’ho svaligiato ma non é
bastato. Ti é rimasto qualcosa?
- Ho una barretta quasi intera e un sacchetto di noci, ne prendo una manciata,
tieni prendi tutto. Mangia piano e vedrai che le energie, almeno quelle per
arrivare a Barbotto le trovi.
Ci incitiamo a vicenda, ci salutiamo e riprendo a pieno ritmo.
Mentre affronto la discesa prima dell’ultimo colle ripenso ad Emilio,
alle gare che abbiamo fatto assieme e mi convinco che quei 10 km riuscirá sicuramente a farli,
altre volte ha gestito situazioni brutte.
Piuttosto il buon Angelo che affronta per la prima volta una distanza del genere,
come stará reagendo?
Come hanno influito il caldo, il vento, il continuo susseguirsi di salite e di
discese?
Angelo é coriaceo, ma fare due gare una piú impegnativa dell’altra a
distanza di una settimana é un banco di prova veramente gravoso; in cuor mio mi auguro che tutto
vada bene.
Con questi pensieri arrivo al km 80 ed inizia la
salita del colle di Barbotto, il quarto della gara, per noi l’ultimo.
Il cartello che indica le caratteristiche dei vari colli recita:
lunghezza km. 5,5
pendenza media 7%
pendenza massima 19%
La pendenza massima si ha proprio all’ultimo chilometro
dell’ascesa, un 19% veramente micidiale, difficile anche da affrontare al passo di marcia, ma ormai siamo alla fine
un ultimo sforzo e raggiungo la vetta in 9 ore e 8
minuti, secondo al traguardo di Barbotto, quarto
per il campionato Iuta.
Gli addetti si precipitano per coprirmi con una coperta tipo militare e
mentre preparano il diploma mi invitano a ristorarmi.
Piú che un ristoro é un ristorante, c’é praticamente di tutto
dalla pasta alle alici passando per salsicce, prosciutto, formaggi ed altre cose ancora, con
la possibilitá di accompagnarle con dell’ottimo sangiovese o birra.
Neanche dieci minuti ed arriva anche Emilio che si é ripreso dalla crisi
di fame.
Rifocillati vorremmo aspettare Angelo ma gli organizzatori sono inflessibili e
ci fanno salire sul pulmino che ci riporta a Cesenatico, giá quasi pieno di persone che si erano ritirate
lungo il percorso e che aspettavano di rientrare.
Percorrendo la strada a ritroso incrociamo Angelo che ha appena iniziato l’ultimo
colle, e ci rassicura il suo sguardo determinato e l’andatura che stava tenendo, indici di un buona
condizione.
E infatti chiuderá la sua gara in
10 ore e 28 minuti,
sesto al traguardo di
Barbotto conquistando anche lui un ottimo punteggio per il campionato a squadre.
Per la mia esperienza, se Angelo avesse corso una 100 km classica, che normalmente
sviluppa difficoltá inferiori, avrebbe ottenuto un tempo intorno alle
11 ore e 45 minuti!
Veramente una grande prova; accresciuta dal fatto che in due mesi e 8 giorni Angelo ha
corso una 60 km, una maratona, una 50 km, una sei ore (60 km) e gli 85 km di Barbotto.
Angelo si é definitivamente guadagnato il titolo di ultramaratoneta.
Ci riuniremo a Cesenatico verso le due di mattina dove contentissimi decidiamo di
restare anche la domenica, sia per vedere gli arrivi della 202 km, sia per partecipare alla festa
finale, ma soprattutto per passare una giornata di tranquillo relax, tra persone che stanno
cementando sempre piú una bella amicizia.
E cosí é stato, abbiamo passato una bellissima giornata tra noi,
e con due amici come Ivan Cudin e
Giorgio Garello (purtroppo si é ritirato al
101 km a causa di forti attacchi di stomaco e vomito) e consorte.
Alla sera abbiamo festeggiato i grandissimi che hanno
concluso tutta la nove e colli e la mattina seguente dopo aver speso un mezz’ora a
salutare gli altri podisti siamo partiti per tornare a casa.
Che dire, siamo tutti e tre molto contenti e adesso aspettiamo la sesta gara del
campionato: la
Pistoia-Abetone dove, probabilmente,
saremo un gruppetto come alla 50 di Romagna o a
Seregno.
Alla prossima avventura.