Eccomi qui ha raccontare la mia ennesima avventura sulle strade dell’
ultramaratona.
Era mia intenzione partecipare alla
"Pistoia – Abetone" giá da inizio anno
per provare questa corsa estrema raccontata tante volte da
Gianni "il capitano" e letta sui siti di corsa.
Ma venivo da un periodo difficile: un influenza mi aveva colpito a metá maggio
e si é trascinata per due settimane (ed é per questo che ho dovuto rinunciare al
Passatore) e problemi personali mi avevano fatto arrivare mentalmente e fisicamente
scarico all’appuntamento.
Il viaggio per Pistoia scorre veloce, tra un racconto e l’altro di corsa tra i vari
componenti dell’equipaggio (io, Gianni,Ugo, Claudio
ed Alessandro).
Arrivo in cittá, ritiro pettorale e pacco gara, ricerca dell’alloggio …
insomma i soliti gesti del pre gara.
Al pasta party ci incontriamo con gli altri della squadra.
Siamo in 15, tutti decisi a
portare a termine la corsa.
In piazza del comune chiacchiero con Angelo,
Patrizia e Stefano.
Sento Patrizia dichiarare la speranza di completare la gara in 7
ore e 15 minuti.
Provo profonda invidia del suo desiderio.
Per me era importante finirla e magari nel tempo di
8 ore.
Comunque Angelo Patrizia ed io decidevamo di fare la gara insieme.
Arriva la mattina del 24 giugno.
Mi sento riposato, ho passato una buona notte e sono pronto per la gara.
Incontro gli altri della squadra, cerco di stare rilassato e di non pensare a niente.
Cerco con gli occhi Angelo e Patrizia, la loro presenza mi da fiducia.
Alle 7,15 effettuiamo la punzonatura ed entriamo in area partenza.
BANG!!!
Benvenuti alla Pistoia - Abetone.
I primi 5 km procedono tranquilli, il percorso é
pianeggiante ma.. superiamo un ponte e si incomincia a salire.
Una salita dura per i primi 2 km poi altri
7 leggermente piú abbordabili.
Ed é qui che incontro l’Angelo.
Si mette in testa al nostro terzetto ed incomincia a darci il ritmo.
Ogni 50 passi di corsa
se ne fanno altrettanti camminando e cosí via.
All’inizio non capisco come ha impostato la gara.
Ci dice solo "fermi" e "via".
Ma funziona, tant’é che basta un suo rantolo ,
("phfermi","phvia") causato dal respiro affannoso,
per farci reagire come automi e fermarci o ripartire.
Facciamo tutta la salita con questo ritmo.
Gli altri corridori che ci stanno intorno ci ammirano
per la costanza e cercano di imitarci e di
accodarsi al nostro trenino, ma il nostro ritmo li lascia
spesso senza fiato.
Arriviamo a Le Piastre,
primo traguardo intermedio, senza essere affaticati.
Prendo i sali (questa volta me ne sono ricordato) e giú in discesa per 6 km.
Poi la strada incomincia a salire di nuovo e Patrizia ed io siamo come dei robot
nelle mani di Angelo.
Riprendiamo la strategia della prima salita.
Percorriamo alcuni km sulla pista ciclabile di mountain-bike che circonda il paese di
Maresca e giungiamo con il solito ritmo a Gavinana.
Qui incomincia una lunga e impegnativa
discesa verso San Marcello,
secondo traguardo intermedio.
La discesa é dura,incomincio ad avere dei dolori agli alluci, rallento ed
incomincio a staccarmi dal mio Angelo.
Per cercare di avvicinarmi, corro la discesa il piú dritto possibile,
mentre Angelo e Patrizia effettuano un percorso a zig-zag che , anche se il percorso
risulta piú lungo, sicuramente gli risparmia la durezza della discesa.
Quando la discesa si fa piú dolce riesco a raggiungerli ed il trenino si
ricompone.
Allungo leggermente ed affronto da solo i primi km di salita che mi portano al
traguardo.
É dura.
Angelo riprende a dare il ritmo ma io non ce la faccio,
camminare e correre mi danno la stessa
fatica.
Angelo non mi vuole lasciare,
cerca di convincermi a correre per fare un buon tempo per "sbatterlo in faccia" al
"capitano" Gianni, cosí vede di che pasta siamo fatti.
Convinco Angelo ad andare avanti, io sono abituato
a stare da solo per le strade dove passano le corse.
Vedo Angelo e Patrizia allontanarsi piano piano con il loro ritmo corsa-cammino,
provo un pó di tristezza a vederli andare via ma per me va bene cosí.
Faccio tutti i 17 km della salita
verso l’Abetone camminando a passo svelto.
Incontro diversi tornanti e guardando sulla mia testa
spesso vedevo la strada salire in modo vorticoso e mi domandavo
"ma io devo passare di lí ?!?!?!”.
Ma i km passano veloci.
Mi chiama anche Marzia per farmi coraggio ed anche
Schooby Doo ,il nostro cane, mi augura l’
"imbocca al cane".
(Tra gli oggetti che ho appresso c’é anche la loro foto.)
Arrivo al 42 km e 195 m in 5 ore e 44 minuti,
grande tempo per me.
E di corsa (si fa per dire) verso gli ultimi 8 km di salita.
Al 48 km mi rendo conto dell’impresa e le lacrime
si affacciano agli occhi.
É dura fermare l’emozione, dopo tanta fatica
e con in mente le difficoltá dell’ultimo periodo, mi faccio forza e raggiungo il traguardo.
A 400 metri ricevo la telefonata di Gianni
"il capitano" che voleva sapere a che punto del percorso fossi.
Gli dico "Sono al traguardo!!!" e
lui e Stefano mi raggiungono e mi aiutano a finire.
Gli ultimi 100 metri riprendo a correre e….
É FINITA!!!!!
Arrivo in 7 ore 14 minuti 14 secondi, tempo che
neanche lontanamente immaginavo e che ringrazio il mio Angelo che mi ha permesso
di riuscirci.
All’arrivo incontro il resto della squadra che mi fa i complimenti.
Molti non si aspettavano il mio risultato che aiuta sicuramente nella
classifica a squadre del
campionato IUTA.
Al ritorno siamo tutti doloranti
ma felici di essere riusciti nell’"impresa".
Alla prossima ultramaratona dal "tapascione rosso"
Fabrizio.
P.S.: sono riuscito ad arrivare prima di un
corridore-nemico dei
Runners Bergamo, non so quanti di
VVilla de Sanctis” possono dirlo.