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50 km di Romagna - Lultramaratona é per tutti. - La psicoanalisi é per tutti. - Lultramaratona é da psicoanalisi.

Ho deciso di partecipare a questa corsa giá nei primi mesi del 2007. Dopo aver avuto un buon riscontro cronometrico nella mmaratona di Roma, sono stato ancor piú convinto delle mie possibilitá nella 50 Km di Romagna.
Siamo partiti il giorno prima all’ora di pranzo alla volta di Castel Bolognese All’appuntamento eravamo circa in 15 ed io ero nella macchina di Gianni, il capitano. In mia compagnia, oltre al citato Gianni, c’erano il mio amico di una vita Orlando, il padrone di cane Pietro e l’ultra-ultramaratoneta Claudio.
Il viaggio é proceduto con tranquillitá. Nessuno ha parlato molto riguardo la corsa del giorno dopo, forse impauriti dalla distanza che era per alcuni di noi sconosciuta, forse soprattutto per controllare la strada. Infatti all’altezza di Terni, dove avremmo dovuto prendere la E45 per arrivare a Cesena e poi a Castel Bolognese, a causa dei lavori in corso e di errate segnalazioni da parte dell’ANAS, abbiamo superato lo svincolo e siamo passati per Spoleto, poi per Foligno, per giungere infine a Perugia avendo allungato di circa mezz’ora il nostro viaggio. Solo lí abbiamo ripreso la strada originale.
Arrivati a Castel Bolognese, ci siamo ricongiunti con gli altri partecipanti la gara dell’Atletica Villa De Sanctis.
Tra i vari corridori delle altre societá, ho riconosciuto Paola Sanna. Per me é stata un’emozione in quanto l’ho sempre vista solo in fotografia nelle riviste specializzate di corsa o sul sito dei Runners Bergamo.
A proposito dei Runners, noi eravamo lí soprattutto per cercare di rosicchiare un pó di punti nella classifica IUTA per societá per cercare di contendergli il titolo italiano da loro conquistato l’anno scorso.
Dopo aver mangiato una piadina in compagnia di Angelo, Patrizia e di loro figlio Stefano, ci siamo avviati verso la sede del pasta party. Questo é passato chiacchierando del piú e del meno, sempre cercando di evitare riferimenti alla gara del giorno dopo. Alle 22 circa sono andato a dormire nella palestra messa a disposizione dall’organizzazione. Sembrava di essere ritornati al periodo del militare con quelle file di brandine dove ognuno di noi cercava di riposarsi.
Tra un rumore notturno e l’altro, la notte é passata insonne ed alle 5 e mezza eravamo in diversi in piedi. Colazione, espletazione dei bisogni fisiologici in stazione, vestizione e via verso l’area di partenza.
Alle 8 e mezza il via.
Prima di partire ricevo un calcio nel sedere da parte del capitano Gianni. Protesto perché non é la mia prima ultramaratona ma me ne dá un altro. Mha!!
Cerco di trovare subito il ritmo, ma sento il mio respiro un pó affannoso. Passo i primi km in compagnia di Pietro parlando un pó del percorso e dei concorrenti che sono intorno a noi. Al 10 km circa Angelo e Patrizia ci superano, dicendoci che ci saremo incontrati e riuniti in un altro punto della gara (poi per me non é stato cosí). Dopo poco piú di un’ora e mezza di corsa, Pietro prova ad allungare, io non ci riesco ed incomincio ad accusare la fatica, soprattutto su ogni salita anche se semplice.
Penso che devo cambiare percorsi di allenamento se voglio affrontare le salite senza soffrire.
Comunque nonostante la stanchezza si faccia sentire, il paesaggio, la natura in fiore e i campanili in lontananza dei paesi che poi avremmo attraversato mi aiutano a non pensare. Cerco di accodarmi a trenini di corridori ma sono tutti piú veloci di me. Arriva la "Curva Capirossi" dove abita il noto centauro. Per me é un incubo. La vivo come una salita terribile ed incomincio a camminare. La crisi é superata subito dopo in quanto la strada scende leggermene e dopo qualche km si arriva a Casola Valsenio.
In preda a cecitá causata dalla stanchezza, per qualche metro sbaglio strada e seguo una persona dell’organizzazione con la bandiera in mano che va verso casa.
Sono cotto.
Per fortuna ritrovo la vista e vedo il ristoro. Mi ci fiondo mangiando e bevendo di tutto.
Rifocillatomi, continuo il percorso e supero un ponte poco fuori al paese ed ecco il cartello che annuncia i 5 km di salita che mi porteranno in vetta al Monte Albano, la cima Coppi del percorso di gara.
Sono giá 3 ore che sono in giro per l’appennino emiliano e sono passati solo 26 km.
Decido da subito di camminarla per risparmiare le energie per il resto della gara. Devo dire che la salita passa veloce e posso anche correre qualche parte. Comunque vengo superato da quasi tutti i concorrenti ed al ristoro presente sulla cima di Monte Albano mi ritrovo solo. Il personale dell’organizzazione mi chiede quante persone mancano ancora ed io, un pó vergognandomi ed un pó speranzoso, rispondo che forse mancheranno poche decine di corridori.
E giú di corsa, si fa per dire, lungo la discesa di 6 km che da Monte Albano mi porta ai suoi piedi ,in tutti i sensi.
Infatti dopo la discesa cammino stile gita turistica. Solo nelle discese riprendo a corricchiare. Cerco anche di raggiungere qualche podista che stá peggio di me, ma sono piú quelli che mi superano rispetto a quelli che supero (uno).
Al 42 km passo in 5 ore e 20 minuti.
Mancano solo 8 km. Ma al ristoro del 45 km mi sento male e chiedo al personale dell’organizzazione di darmi una sedia perché mi viene da svenire. In quel momento metto le mani nella tasca del pantaloncino dove ho riposto qualche barretta energetica e mi accorgo che ho ancora sali minerali da prendere durante la corsa (ma in che momento della corsa Gianni mi aveva detto di prenderli? Al primo km, all’ultimo al 20? …mha!!).
Me tapino non ne ho usufruito per niente né di quelli presenti nei ristori né le bustine che mi ero portato appresso.
Sono completamente disidratato.
Mi rimpinzo di sali e , seguendo il motto "barcollo ma non mollo" e pensando al fumetto di Dick Dastartly ("Medaglia!!Medaglia!!Medaglia!") riprendo la mia gara facendo affidamento sull’indicazione dell’organizzazione che ci sono altri due ristori prima dell’arrivo.
Ed infatti li incontro e faccio rifornimento di acqua.
Ultimo km.
Lo corro con rinnovata energia. Percorro il vialone di Castel Bolognese che porta al traguardo. All’altezza della palestra dove ho dormito, vedo Angelo e Patrizia giá vestiti e rifocillati. Mi viene spontaneo di gridare alla direzione di Angelo "Angelo, li mor... tua!!!". Questo perché é colpa sua se sono lí stravolto dalla fatica a correre. Angelo é stato il primo ultramaratoneta del gruppo ed ha convinto il fratello Gianni ad intraprendere questo tipo di corsa.
Il quale a sua volta ci ha coinvolto tutti noi.
Arrivo al traguardo stremato in 6 ore 42 minuti 12 secondi.
Finalmente é finita.
Mi viene consegnata l’ambita medaglia e mi avvio al ristoro finale. Vengo raggiunto da tutti i componenti della squadra per complimentarsi con me e per rassicurasi delle mie condizioni fisiche. Al ristoro dichiaro subito che questa sará la mia ultima ultramaratona. Non voglio piú sentir parlare di corse piú lunghe di 10 km.
Ma… dopo la doccia tutto riprende ad avere un’altra dimensione. La fatica é sostituita dalla gioia di aver conosciuto persone, luoghi diversi. L’importante per me non é il traguardo ma il percorso interiore per raggiungerlo, insomma vivere la corsa.
Subito dopo ci incamminiamo verso Roma. Durante la strada di ritorno, che questa volta non sbagliamo, abbiamo parlato della corsa appena finita, delle prossime gare di ultramaratona e …dei vizi e virtú delle nostre mogli facendo grasse risate.
Alla fine riprendo la strada di casa contento dell’avventura e con la voglia di condividerla.
Alla prossima gara da tapascione.
Fabrizio


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