Anche quest’anno sono alla partenza della "Pistoia – Abetone".
Siamo in 17 della squadra a partecipare alla corsa.
La maggior parte di noi sceglie di
dormire negli spazi messi a disposizione dall’organizzazione.
La palestra in cui
ci appoggiamo é la stessa dello scorso anno.
Entrando si sente un’aria pesante
per il caldo.
Mi adopero subito per aprire i finestroni per far circolare un pó di
aria.
Ma la notte passa tra un continuo rigirarsi per trovare un pó di frescura.
Le zanzare non aiutano a loro volta a prender sonno.
Vedo Emilio uscire dalla
palestra e dormire davanti alla porta di entrata per cercare un pó di refrigerio.
La notte ci annuncia giá quello che dovremmo sopportare la mattina
durante la corsa.
Verso le 6,00, mentre ci vestiamo, arrivano anche il “capitano” Gianni ed
Ugo, che sono partiti da Roma verso le 3,00 di notte per essere presenti alla
gara.
Poi via tutti alla partenza.
Lí mi ricongiungo con i miei soliti compagni di
corsa Pietro, Angelo e la “tosta” Patrizia.
Alle 7,10 la punzonatura e alle 7,20 la
partenza.
Nei primi km cerchiamo da subito di impostare l’andatura, i termometri dei
negozi che incontriamo segnano giá 27 gradi e sono solo le 7,30.
Patrizia é giá
in sofferenza e non abbiamo neanche iniziato la prima salita, che inesorabile si
presenta dopo 5 km.
Il caldo e l’umiditá sono micidiali.
La strada non solo é in
salita con pendenze notevoli (circa 7-8%
con tratti al 10-11%) ma é anche
tutta assolata.
Patrizia é giá in crisi, non riesce a respirare, si innervosisce e
qualche lacrima spunta nei suoi occhi.
Angelo cerca di tranquillizzarla mentre io
e Pietro allunghiamo di 50 metri per non essere di peso.
Dai Patrizia, chi raggiungerai più avanti!!!!
Sei tu la "tosta" del gruppo!!!!
Da quel momento io e Pietro rimaniamo da soli.
Giungiamo al primo
traguardo intermedio delle Piastre e, ricordando il tempo dell’anno precedente,
sono giá i ritardo di circa 10 minuti.
Caapisco da subito che il caldo la fará da
padrone per tutta la corsa e il sogno di migliorare il personale sará difficile da
realizzare.
Forse anche la mancanza dei miei compagni di corsa influisce nella
mia prestazione, tant’é che decido di chiamarli al telefonino per avare un pó di
conforto.
Angelo e Patrizia sono a 200 metri da noi e ci incitano ad andare
avanti senza di loro e noi incitiamo loro di raggiungerci.
Il percorso continua.
Quest’anno riesco a guardarmi intorno.
L’Appennino
pistoiese é bellissimo, ricco di boschi, di paesini arrampicati sulle pendici dei
monti, vedo paesaggi e persone che l’anno scorso non ho notato.
Siamo a Gavinana, la discesa più difficile della gara.
Dico subito a Pietro di
correrla piano ed a zig-zag visto che l’anno scorso io l’ho corsa a "scapicollo" e
mi sono rovinato i "pollicioni" arrivando poi alla salita finale senza energia e
con i piedi rovinati.
Pietro mi distanzia, so che la discesa e il suo terreno e non
il mio e da quel momento sono “SOLO”.
Di li a poco arrivo a San Marcello Pistoiese.
Telefono ad Angelo per sapere
dove sono.
Mi dice che sono distanti sempre 200 metri da me e che mi
intravede nei rettilinei.
Sono contento che Patrizia stia meglio ed ancor più
contento se ci riuniamo prima della salita finale.
Giungo alla Lima, svolto a
destra, inizia la salita verso l’Abetone di 17,600 km.
Imposto il percorso
alternando corsa a cammino fino a che la strada ed il caldo me lo permettono.
Quindi corro nei tratti in ombra e cammino nei tratti di sole.
Quando incontro i
primi tornanti (sono circa al 40 km) incomincio a sentire male alla pianta del
piede sinistro.
Vesciche.
Il dolore é leggero ma, visto la sofferenza che ho
avuto al Passatore, decido di camminare per il resto del percorso, tranne nei
punti di piano e discesa.
I km passano ed al rilevamento della maratona vedo
che ho impiegato lo stesso tempo dell’anno scorso.
Con l’attuale tattica di gara
e con la sensazione di freschezza che mi sento, penso di poter eguagliare se
non addirittura migliorare il mio tempo.
Continuo a camminare ed a sperare
che Angelo e Patrizia mi raggiungano.
Pietro ormai é fuori della mia portata,
sta vivendo una stagione agonistica ad alti livelli e sono contento che mi batta
sempre.
Km 47.
É finita.
Rinuncio anche al ristoro per guadagnare quei pochi secondi che mi
permetterebbero di migliorare il tempo.
Ma quando arriva il cartello del 48 km?
Eccolo.
Guardo il mio cronometro.
Ci ho impiegato 15 minuti per fare 1 km?!?!?
Non é possibile.
Va bene, allora eguaglio il tempo dell’anno scorso.
MA QUANDO ARRIVA IL 49 KM??????????
Ci ho impiegato 18 minuti!?!?!?!?!!?!?!?!?!?!?!?!?!?!?!
Sono arrabbiatissimo con l’organizzazione per aver sbagliato i riferimenti
kilometrici.
Noi podisti, anche se tapascioni, ci contiamo sull’esattezza dei cartelli
kilometrici per impostare il ritmo della gara.
In piú l’errore é stato evidente
solo alla fine, quando si é stanchi e non si vede l’ora di arrivare.
Ritrovare le motivazioni interne per “sopportare” i kilometri in piú
da percorrere é stata dura.
Tra un imprecazione e l’altra rivolti all’organizzazione, vedo l’arrivo.
Riprendo a correre contento e sorridente.
C’é Pietro che mi aspetta dopo lo striscione ed é
stato bellissimo incontrarlo.
7 ore 26 minuti 6 secondi. 434° assoluto.
Ci ho impiegato 12 minuti in piú dell’anno scorso
ed ho guadagnato 32 posti in classifica.
Il caldo ha decimato i concorrenti.
Dopo un paio di minuti di sosta Pietro ed io decidiamo di andare all’arrivo per
aspettare Angelo e Patrizia.
I minuti passano lentamente, sono in pensiero ma ...
ECCOLI!!!!!!!
Ancora insieme al traguardo, li vedo sorridenti, siamo tutti contenti di
quello che abbiamo compiuto.
Patrizia é molto provata e finita l’adrenalina si sente mancare.
Siamo tutti preoccupati, vogliamo che la nostra “tosta” ritorni a batterci.
Poi si vedrá che
era solo un calo di zuccheri.
Giá dopo la doccia Patrizia pensava alla prossima
gara.
Così ti voglio vedere.
La Patrizia che ha più pa..e di noi maschietti!!!!!
Ciao.
P.S.: Angelo, Patrizia e Pietro sono felice di vivere queste “avventure” con voi.